• Alessandra Fanizzi

EMPATHY INTERVIEW / GIANLUCA GOTTO


Gianluca Gotto, autore di Mangia Vivi Viaggia
Gianluca Gotto


Oltre + Verso.


Due parole vibranti e magiche.

Due parole che si spogliano dell’ovvio e indossano i loro significati più profondi.

Due parole che danzano al ritmo dell’ispir:azione e dell’armonia più pura.

Due parole che si abbracciano forte, si interconnettono e flirtano meravigliosamente insieme.


Queste due parole, per me, rappresentano il blend perfetto per descrivere il protagonista di questa esclusiva Empathy Intervista.


Focus on: Gianluca Gotto.



Un Viaggiatore. Oltre il viaggio, verso le ricche esperienze.

Un Esploratore. Oltre i letterali confini del mondo, verso la reale bellezza delle culture e del mondo stesso.

Un Essere Umano. Oltre la superficialità, verso l’empatia e l’umanità.

Un’Anima profonda, vera, meravigliosa, incredibilmente genuina, capace di toccare l’animo altrui con leggera ma forte naturalezza.

Un paio di occhi scuri che sorridono e illuminano tutto e tutti, felici di andare oltre gli stereotipi e la stanca e banale abitudinarietà.


Verso l’Amore e l’Essenza, che profuma di ribelle gentilezza.


Gianluca Gotto, nato a Torino, cresciuto (e crescendo ancora) nel mondo intero.

Dopo aver abbandonato un (finto) mondo di (in)certezze, decide di stravolgere tutto e ricostruire la sua vita in viaggio, per percorrere e vivere la strada della felicità.


Scrittore, autore del seguitissimo blog Mangia Vivi Viaggia, nomade digitale, viaggiatore, sognatore, e molto più.

Un uomo comune che ha disegnato le sue coordinate della felicità in modo speciale, con la sua donna speciale, Claudia, con cui condivide da molti anni questa incredibile avventura che è la vita.



Lui va oltre la coperta della superficie, attraverso racconti, storie di viaggi, parole dense di significato capaci di lasciare il segno.

Per ispirare sè stesso e gli altri, me inclusa, ad andare verso le vette più belle del proprio viaggio personale.


Gianluca è un essere umano che ho conosciuto solo virtualmente (per ora) ed è entrato in un preciso e difficile periodo della mia vita.

Si sa, nulla accade per caso. E tutto ciò che ci accade, arriva per insegnarci qualcosa, così come i libri, che ti scelgono in un determinato momento, travestendosi anch’essi da maestri.


Qualche anno fa, i miei occhi sono stati letteralmente catturati dal titolo di un libro, “Le coordinate della felicità”, scritto da Gianluca Gotto.

Un titolo forte che si è trasformato in una bussola per indicare la direzione.

Dopo aver letto e amato ogni pagina di questo libro, ho cominciato a seguire il bellissimo percorso di Gianluca, leggendo gli altri suoi due libri, “Come una notte a Bali” e “Succede sempre qualcosa di meraviglioso”, e continuando a nutrirmi del suo blog pieno di ispirazione, balsamo per l’anima.


Tutto quel che Gianluca regala è puro Amore, Empatia, Bellezza, Rispetto, Crescita, Fiducia, Inter:connessione. E oltre.


Per questa Empathy intervista unica, ho scelto i fili più belli vestìti da lettere, parole, ammir:azione e A:more, per cucire proprio Interc:connessione tra Gianluca, me, e te, anima bella che stai leggendo.


11 è il mio numero.

11 sono le domande per questo meraviglioso Essere Umano che sa essere umano.

Infinito è il senso di gratitudine che nutro verso Gianluca, per avermi permesso di realizzare questa intervista.

Infinito è il senso di meraviglia che pervaderà gli animi di tutti voi, di tutti noi, dopo aver letto questa Empathy intervista.



Ciao Gianluca! Per me è un vero onore poterti intervistare, dunque ti ringraziamo per il tempo che stai regalando a me e tutti noi. Raccontaci di te e del tuo mondo, cara anima.

Ciao Alessandra, grazie a te per l’ospitalità. Sono Gianluca, sono uno scrittore e un viaggiatore che dopo aver esplorato il mondo e le sue meraviglie ha deciso di intraprendere un viaggio diverso, il più importante di tutti: quello interiore.

Oggi la mia missione è condividere ciò che ho scoperto e imparato tanto nei miei viaggi esteriori quanto nei miei viaggi interiori. Lo faccio attraverso i miei libri, sui social e sul blog che ho lanciato con Claudia, “Mangia Vivi Viaggia”.



Ti conosciamo, sui canali social, come l’autore del blog d’ispirazione Mangia Vivi Viaggia.

Come è cominciata l’avventura con questo progetto, insieme alla tua ragazza Claudia? Qual è il motivo dietro queste tre parole speciali e potenti?

Il blog è nato quando ci siamo resi conto di aver realizzato un sogno in cui nessuno credeva, a parte noi due: diventare nomadi digitali e lavorare da qualsiasi parte del mondo, vivendo in viaggio. A quel punto, come spesso avviene quando raggiungi un obiettivo per te incredibilmente importante, abbiamo sentito il desiderio di condividere.

Nello specifico di mostrare a quante più persone possibili in Italia che un’altra vita è possibile. Così abbiamo lanciato Mangia Vivi Viaggia, un blog che tratta del viaggio come di un processo di crescita personale ma anche di spiritualità e ricerca della felicità.

Mangia Vivi Viaggia sono tre parole che rappresentano tre cose semplici che ci fanno stare bene: mangiare consapevolmente, vivere esperienze importanti, viaggiare nel mondo e nelle persone.



Quattro aggettivi che ti descrivono come essere umano.

Consapevole, calmo, innamorato e curioso.


Chiudi gli occhi. Quali sono i momenti / eventi della tua vita che porterai per sempre nel tuo cuore, e quelli di cui vai più fiero?

Il primo che mi è venuto in mente, non perché sia il più importante ma perché in questo momento è emerso subito nella mia mente, è il tramonto a cui io e Claudia abbiamo assistito lo scorso anno a Koh Chang, nel giorno del mio 30esimo compleanno. In spiaggia non c’era nessuno a parte noi (a causa della pandemia, l’isola si era svuotata). È stato un regalo meraviglioso. Tanti dei momenti migliori della mia vita hanno a che fare con un tramonto.


Quali sono le tue passioni? Cosa ti ispira ed accende la tua anima più di tutto? E perché?

I libri sono senza dubbio la mia più grande passione. Ne ho letti a centinaia nel corso della mia vita e poi ho iniziato a scriverli. È stato un passaggio che all’inizio mi terrorizzava, ma poi si è rivelata un’evoluzione molto naturale. Un buon libro da leggere è un amico, un compagno di avventure, una serie di lezioni da associare per sempre a un certo periodo della vita. Un libro da scrivere è un viaggio, nella memoria e nell’immaginazione.



Il tuo primo meraviglioso libro, Le coordinate della felicità, di cui sono profondamente innamorata, ha simbolizzato il primo timbro sul tuo passaporto personale, permettendoti l’ingresso ufficiale come autore e scrittore nel mondo della carta stampata e non. Qual è il focus e perché vale la pena leggerlo e rileggerlo?

“Le coordinate della felicità” è un libro scritto con il cuore in mano. Il mio unico obiettivo quando mi sono seduto a Bangkok per iniziarlo era di restare onesto dall’inizio alla fine. Volevo raccontare il mio percorso e quello di Claudia senza filtri, senza rendere nulla meglio di ciò che è stato, senza tralasciare alcuna fase nella nostra ricerca della felicità. Anche per questo motivo è un libro molto scorrevole, perché il lettore può entrare nella mia memoria e rivivere tutto da spettatore.

È un libro senza filtri, diretto, che non ha la presunzione di insegnare niente a nessuno, ma mette nero su bianco un’evoluzione umana (la mia) che dimostra che le alternative esistono e spesso sono meglio della strada sicura e battuta da tutti.



Nelle pagine del romanzo Come una notte a Bali, il tuo secondo libro, sei riuscito ad emozionare con il fattore della sostenibilità, verso l’ambiente in cui viviamo, gli animali, tutti gli esseri umani, il mondo intero, e verso l’amore per sé stessi e per gli altri.

Vuoi dirci di più in merito?

Credo che viaggiare abbia il potere di ampliare la tua consapevolezza. Di te stesso, degli altri, della vita. Ma anche della nostra casa, l’unica che abiteremo dal primo all’ultimo dei nostri giorni, l’unica da cui non possiamo traslocare, l’unica che abbiamo: la Terra. “Come una notte a Bali” è un romanzo ambientato a Bali, un’isola dove la Natura è rigogliosa e di una bellezza sconvolgente, e proprio per questo motivo va rispettata con grande attenzione. Con “Come una notte a Bali” ci tenevo a mostrare che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare una differenza importante.



Di recente è uscito il tuo ultimo prezioso libro, intitolato Succede sempre qualcosa di meraviglioso.

Come è nato questo romanzo? Di cosa parla e quale messaggio desideri condividere con le anime che lo leggeranno (e con quelle che, come me, lo hanno già letto)?

“Succede sempre qualcosa di meraviglioso” è figlio degli eventi totalmente inaspettati che abbiamo vissuto nel 2020. La pandemia ha sorpreso tutti, ma ha sconvolto soprattutto l’Occidente. Perché? Me lo sono chiesto quando sono tornato dalla Thailandia (dopo essere rimasto bloccato per sei mesi sull’isola di Koh Chang).

Sono giunto alla conclusione che l’Oriente non ha dimenticato tutta una serie di antichi insegnamenti che compongono una saggezza pratica che noi, invece, abbiamo sacrificato nel nome del progresso e della scienza. Questo sapere non è soltanto affascinante, è anche utilissimo per affrontare periodi di grande incertezza. Era servito a me per superare una fase molto difficile della mia vita e allora, mi sono detto, perché non condividere tutti questi insegnamenti (che chiamo non-regole)? Ho pensato che potessero essere di aiuto per qualcuno.



Gianluca, l’amore per il viaggio e per il mondo rappresentano ossigeno, e sono una costante, nella tua vita come in quella dei tuoi libri.

Infatti il tuo ultimo romanzo è ambientato in Vietnam. Come mai proprio questa terra?

Il Vietnam è un paese meraviglioso per tanti motivi. Geograficamente, come tutte le nazioni che si estendono in verticale (vedi l’Italia), ha una varietà di paesaggi e tradizioni davvero significativa. Si passa dal mare alle montagne alle metropoli alla giungla. Dal caldo torrido al freddo umido. Era la destinazione ideale per il viaggio che volevo raccontare, un viaggio lento, on the road.

Gli altri due fattori sono il buddhismo, che vede in Vietnam numerosi rappresentanti dotati di grande sensibilità e intelligenza (tra cui il mio maestro spirituale Thich Nhat Hanh), e il popolo vietnamita, che incarna alla perfezione un termine di cui oggi spesso si abusa: resilienza.



In Succede sempre qualcosa di meraviglioso ci sono davvero tantissimi spunti e insegnamenti che il personaggio chiave dal nome Guilly regala al protagonista Davide.

Tu hai mai incontrato anime speciali come quella di Guilly in giro per il mondo?

Ci sono delle persone che si sono rivelati ‘eroi’ nella tua vita, e perchè?

In tanti mi hanno chiesto se Guilly esista oppure no. La risposta è che Guilly è l’insieme di tutti i maestri che incontriamo nel corso della nostra vita, ma anche il maestro che ognuno di noi ha dentro di sé.

Nei momenti di grande difficoltà e disperazione, se tendiamo il nostro orecchio interiore, sentiremo una voce in grado di guidarci. Quella è la voce del nostro personalissimo Guilly.

Io ho incontrato moltissime anime speciali in giro per il mondo. Alcune di queste le definirei “eroi”, sì. Perché riuscire a restare brave persone, riuscire ad amare e ad essere compassionevoli, riuscire a sorridere e a dimostrare gentilezza anche quando tutto va storto nella tua vita, è qualcosa di eroico.



Per me, tutto ruota intorno a connessione + ispirazione + empatia + amore, ingredienti che, nella loro unione, rappresentano radici e ali per vivere a pieno e in modo consapevole.

Gianluca, collegandoti ai tuoi libri, alla tua vita e al tuo sentire, quali sono per te le parole cardine e i consigli chiave contro il malato cinismo e gli strani tempi in cui viviamo?

Quale senti e pensi sia la strada per vivere un presente e un futuro migliore, in un tessuto sociale più sano?

Ho solo un consiglio contro il cinismo dilagante: ricordatevi sempre che la vita è poesia, non è matematica. Tutte le cose più belle che vi capiteranno, quelle a cui aspirate ogni giorno e desiderate con tutto il cuore, non saranno il risultato di una programmazione certosina o di un piano realizzato perfettamente.

Capiteranno all’improvviso, ed è proprio per questo che vi faranno brillare gli occhi, vi daranno la pelle d’oca, vi toglieranno il fiato. La vita non è prevedibile o razionalizzabile in ogni suo aspetto. Chi prova a farlo, si condanna a una sofferenza logorante e perpetua, quella tensione tipica di chi vuole avere il controllo di tutto, perché incapace di accettare che nulla è sotto controllo. E che va benissimo così, perché la felicità, questa sensazione che tanto inseguiamo confondendola con un traguardo, è tutta in quei momenti in cui ci innamoriamo follemente di qualcosa, di qualcuno, di noi stessi o della vita senza nemmeno rendercene conto, senza essere pronti.

La felicità è quando saltano gli schemi e il destino ci sorprende, quando nulla va come ci aspettavamo perché incredibilmente sta andando oltre ogni aspettativa. Consapevolmente o inconsapevolmente, ognuno di noi vive per quei momenti di pura poesia in cui non abbiamo più nulla, nemmeno la terra sotto i piedi, eppure siamo irrazionalmente e meravigliosamente felici. Momenti che non si possono spiegare, si possono solo vivere.



Desidero personalmente incorniciare questa Empathy intervista speciale con queste parole/manifesto tratte dal romanzo di Gianluca Gotto, “Come una notte a Bali”, da leggere e rileggere come un mantra, con l’augurio di vivere tutti la Vita in modo davvero Autentico e Puro:



“Se fai un lavoro che odi, guardati intorno, informati, studia, cercane un altro.

Se trovi un lavoro che ami, non lavorerai mai più nella tua vita.

Se hai intorno a te persone che non hanno altro che negatività da offrirti,